POP GENUS

Description

 

POP GENUS  |  WILLOW

dal 8/4/2011 al 30/4/2011

Dal lascito di grandi predecessori come Warhol, Lichtenstein, Haring e Basquiat prende vita il polistilistico Neo Pop.

Willow con il linguaggio proprio del fumetto percorre lo sviluppo di questa corrente, legato al custom di materiali e supporti diversi e affinancando a volte esibizioni di Urban Art, ma sempre con i suoi personaggi di reminiscenza Murakamiana come soggetto.

Il Neo Pop esplode dal sostrato consumista e mass mediatico e  vive della globalizzazione che porta al prezioso incontro e mescolamento di diverse culture , non a caso l'evidente influenza giapponese è da sottolineare , sia nel soggetto scelto che nella pittura a campiture.

All'interno dell'opera di Willow palpabile è il sostrato accademico e lavorativo nel fumetto mescolato alla spinta Otaku, genere socio-pop giapponese recentemente approdato in Europa ,che ha dato radici stilistiche a Takashi Murakami, artista che indubbiamente non può essere non affiancato al linguaggio di Willow.

I soggetti apparentemente vivaci nei loro colori sgargianti e nelle loro forme indefinite  ricostruiscono in realtà un microcosmo problematico, caratterizzato per lo più dall'impossibilità comunicativa causata dagli estremismi di solitudine e moltitudine, come se i personaggi della tela, sotto una colorata spensieratezza, in realtà ricerchino una dimensione ideale introvabile.

Emblematica è la scelta dell'artista di non definire lo sguardo dei soggetti, lasciandolo vuoto,a volte unico spazio bianco di tutta una tela policroma.

La scelta dello sguardo porta l'osservatore a non identificare i personaggi, senza sapere in che direzione è focalizzata la loro attenzione.

Willlow ci consente una visione fenomenologica dell'opera, mettendoci nella posizione di vedere un quadro complessivo di relazioni tentate,mancate o impedite con lo scopo di  rispecchiare quelle della  reale società, che nel suo horror vacui comunicativo finisce per avere un'esito controproducente: isolare l'essere umano.

 

Willow ci trasporta in un mondo parallelo, densamente abitato e popoloso, fatto di colori piatti e di un segno grafico preciso, lineare, senza interruzioni, dove ogni elemento ha le sue linee chiuse – ma comunque c’è spazio per tutti! Questo mondo è abitato da esseri molto particolari, a metà tra il microorganismo e il virus, che si “parlano”, attraverso i baloons, ma senza utilizzare le onomatopee codificate del fumetto, quanto piuttosto attraverso suoni che finiscono per identificare, nominare e definire l’essere che lo pronuncia.

In questo mondo densamente popolato, non mancano le sfide sociali, ed è interessante vedere come in un moto di ribellione all’ordine costituito, siano gli esseri più piccoli a protestare contro i maggiorenti tentacolati che rimangono afasici davanti a tale arditezza verbale.

Le immagini che Willow ci propone sono apparentemente ludiche, ma grazie alla serietà di fondo – anche formale – che le caratterizza, sono dotate di indubbia forza comunicativa e di grande, divertente fascino.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PRESS

La Repubblica | 6 Aprile 20111

 

 

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